Formazione, serve un piano di stabilizzazione dei co.co.pro

Fornire l’elenco dei collaboratori e dei lavoratori con
partite Iva attualmente in servizio, per definire un programma di
stabilizzazioni in vista dell’entrata in vigore del divieto delle
collaborazioni a progetto, che scatterà  dal 1° gennaio 2016. È quanto hanno
chiesto i sindacati di categoria ai vertici degli enti regionali di formazione,
tenutosi a Pasian di Prato (Udine) per discutere dell’applicazione in Fvg dell’accordo nazionale sulle
stabilizzazioni
.
«Da parte nostra ““ spiega Maurizio Battistutta, responsabile
della formazione per la Flc Cgil del
Fvg ““ abbiamo sollecitato gli enti a fornire la documentazione richiesta in
tempi brevi, tanto più che questa, in base al contratto regionale della
formazione, dovrebbe essere resa disponibile entro il 30 settembre di ogni
anno. L’obiettivo è quello di prefigurare un piano di stabilizzazioni, sul
modello di quelli che sono già  stati avviati in Lombardia e in Piemonte». Ma
lil futuro dei collaboratori a progetto non è stato l’unico punto al centro
dell’incontro: «Nell’occasione ““ spiega ancora Battistutta ““ abbiamo lamentato
il livello insoddisfacente delle relazioni sindacali e ottolineato l’esigenza
di verificare l’applicazione del contratto regionale, con particolare
riferimento all’orario di lavoro del personale. Abbiamo inoltre sottolineato la
necessità  di approfondire l’entità  degli interventi relativi agli allievi con
certificazione, disturbi di apprendimento o bisogni specifici di apprendimento».
La parola ora passa gli enti, che dovranno presentare una
prima proposta sulle stabilizzazioni. Una partita, questa, che dovrà  fare i
conti con la difficile situazione economica in cui versano diversi enti, con un
ruicorso diffuso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà . «Difficoltà 
che potranno essere affrontate e superate ““ conclude Battistutta ““ con
opportuni piani di riposizionamento e di riqualificazione del personale, attraverso
un confronto non sporadico con le organizzazioni sindacali e con il
coinvolgimento di tutti gli operatori. Tutto questo senza trascurare il ruolo
dell’amministrazione regionale, nei confronti della quale solleecitiamo da
tempo una legge quadro di riforma dell’intero comparto».