Il CSPI si esprime sulla sperimentazione bilingue italiano-tedesco in tre istituti del Friuli-Venezia Giulia
Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), nella seduta plenaria del 22 maggio 2026, ha espresso il proprio parere sullo schema di decreto ministeriale relativo al progetto di sperimentazione di scuola bilingue italiano-tedesco presso tre Istituti Comprensivi della Regione Friuli-Venezia Giulia a partire dall’a.s. 2026/27 (ai i sensi dell’art. 11 del d.P.R. 8 marzo 1999, n. 275).
Il CSPI ha espresso apprezzamento per un progetto che valorizza il plurilinguismo, tutela le minoranze linguistiche germanofone (in linea con l’art. 6 della Costituzione) e introduce la metodologia CLIL con il tedesco come lingua veicolare.
Tuttavia, il Consiglio ha evidenziato forti criticità strutturali e d’organico che rischiano di condizionare la sperimentazione e di gravare pesantemente sulle scuole e sul personale.
Con riferimento all’utilizzo di docenti della classe di concorso A-22 (Tedesco) sui posti di potenziamento, il CSPI fa notare che, essendo le operazioni di definizione degli organici per l’a.s. 2026/2027 già in stato avanzato, le scuole avranno forti difficoltà a richiedere tali docenti in tempo utile. Inoltre, non vi è alcuna certezza che gli istituti abbiano posti di potenziamento liberi e vacanti da destinare a questo scopo.
I tre istituti coinvolti nella sperimentazione presentano quadri orari e piani didattici diversi tra loro. Per il CSPI è invece necessario rivedere queste articolazioni per strutturare un modello condiviso e confrontabile (in coerenza da quanto previsto dall’art. 11 del DPR n. 275/1999 in materia di sperimentazione).
Il CSPI ha evidenziato l’esigenza di un piano strutturale e coordinato di formazione per i docenti in servizio da avviare prima dell’inizio del progetto, per garantire la qualità didattica e la sostenibilità della sperimentazione.
Inoltre, per quanto riguarda il ricorso a esperti e graduatorie della Provincia Autonoma di Bolzano o di università austriache, il CSPI ha chiesto di specificare con chiarezza quale sia il soggetto istituzionale titolato a stipulare questi accordi, per evitare fraintendimenti burocratici e decisionali.
Il parere è stato espresso all’unanimità
